141 – Un filo sottilissimo

Parlerò d’amore e quasi tutte le parole resteranno chiuse in gola
e scuoterò la testa invocando l’unica
che potrebbe dare loro la libertà di volare chiare nel cielo.
E’ solo una questione di fede, come sempre: una scelta d’abbandono predestinato
e fuor di logica.
Dovrei credere che il filo sottilissimo possa ricomporsi.
Che la frattura guarisca, senza segni, senza enfasi alcuna.
Carezzo il velluto della poltrona con una lentezza golosa: ti rivedo al pianoforte
e ti risento,
suoni per me come allora
ma dovrei credere che il filo sottilissimo si sia ricomposto.
Carezzo il dorso dello schienale e in questa stanza non c’è nessun altro
al di fuori di me e del mio ricordo vivo.

140 – Le colonne d’Ercole

Parlerò d’amore anche stasera. Per non sapere fare altro.
Parlandone mi avvicino a stringere quella sensazione,
mi avvicino
e mi fermo sul limitare di un totale dispiegamento.
Oltre non è concesso a nessuno andare,
oltre le colonne d’Ercole c’è l’infinito dramma del non ritorno,
della vita senza un perchè.

138 – Prima e dopo

I blog furono una scoperta e, giuro, li ho vissuti abbastanza bene
per un certo tempo:
poi è accaduto qualcosa che io non ho saputo gestire e sono stato travolto dall’immondizia.
Ma io scrivo per liberarmi da un peso, scrivo perchè è un gesto naturale per me…
se ci pensate anche voi fate lo stesso quando commentate e interloquite con me: liberate il bisogno di comunicare emozioni,
cioè rappresentate lo spirito vero dei Blog.

137 – Rosso di sera

Passammo un gran tempo di noi a raccontarci bugie
per coprire la verità dei sensi;
il giorno cadde quando le sfiorai le ginocchia, la mia vita cambiò quando le toccai
i seni di ragazza.
Mentire per non morire, per prolungare all’infinito la prima volta dell’amore,
e tenersela per sé.
Un bacio ansioso prima, lunghissimo dopo.
– Me ne dai un altro?”-
– Sì, è stato bello.
– Quanti ne hai dati finora?
Non le dissi che era il primo. Non le dissi più nulla
e mi feci portare via dal sogno.
La notte, tardi, mi leccai la ferita calda di quelle labbra e sciolsi il tempo delle parole su una pagina: la prima.
Di sera penso ogni tanto alla rincorsa affannosa e febbricitante
di questa condivisione. Suona con un’ eco serena sulla nudità di questa solitudine;
se me ne libero resto, oggi come ieri, nudo e vero.

136 – La componente sociale dei social

Non avevo messo nel giusto conto questo aspetto del problema,
non avevo riflettuto sul serio
sulla componente “sociale” e di condivisione che gli umani usano fra loro;
poco alla volta mi sono reso conto che limavo, smussavo,
persino non dicevo in certi casi,
quando io ero da tutt’altra parte e di tutt’altra idea.
Tanto disponibile ad ascoltare e così poco fermo nel farmi ascoltare.

135 – Terrone comunque

Sinceramente non avevo mai attribuito alcun particolare valore,
in positivo o in negativo,
al fatto di essere nato più a sud o più a nord di qualcun altro.
A casa mi avevano insegnato a ritenermi fortunato di essere nato italiano;
per conto mio ci aggiungevo il fatto di essere nato a mare,
di vederlo spesso e quindi di essere doppiamente favorito.
Ma ero ugualmente un terrone.