126 – Innamorato

A furia di scoparmi l’esistenza mi sono innamorato di lei,
innamorato sì, senza speranze e senza illusioni.
Scrivere mi fa rabbia, pensare pure, amare è inutile,
curvarsi sulle linee di una donna essenziale,
farsi alitare sulla bocca il suo cervello esaltante…
mi sono dovuto legare alla barca per non farmi uccidere
dalle sirene
anche se, in fondo,
potrebbe essere la morte migliore.

125 – Alieno a me stesso

Apro spesso i miei blog e me li riguardo pacato o acceso
come certi momenti miei,
rileggo, confronto e rifletto.
C’è un fondo innegabile di malinconia ma essa è ormai un leit-motiv nella mia vita. Però la decisione presa resta per me ancora valida:
del mio mondo e delle miei aspirazioni
non c’è quasi più nulla nel paese dove vivo adesso
ma questo non mi ha mai spinto ad ipotizzare esili più o meno assurdi,
sono già sufficientemente alieno a me stesso.

124 – Un terrone comunque

Sinceramente non avevo mai attribuito alcun particolare valore,
in positivo o in negativo,
al fatto di essere nato più a sud o più a nord di qualcun altro.
A casa mi avevano insegnato a ritenermi fortunato di essere nato italiano;
per conto mio ci aggiungevo il fatto di essere nato a mare, di vederlo spesso e quindi di essere doppiamente favorito.
Ma ero ugualmente un terrone.
Non avevo messo nel giusto conto questo aspetto del problema,
non avevo riflettuto sul serio sulla componente “sociale” e di condivisione
che gli umani usano fra loro;
poco alla volta mi sono reso conto che limavo, smussavo,
persino non dicevo in certi casi,
quando io ero da tutt’altra parte e di tutt’altra idea.
Tanto disponibile ad ascoltare e così poco fermo nel farmi ascoltare.

123 – Fuori dalla rada

Ho riflettuto a lungo sulla mia vita e sui percorsi compiuti:
ad un certo punto ho avuto la sensazione che il tempo si fosse dilatato e, con esso, anche le alternative possibili.
Ma non è così, non può essere così,
appena esci dalla rada devi confrontarti con la possibilità
di una tempesta o di un uragano.
Quello che riuscirò a scrivere sarà la cronaca di un sogno a mezzaria fra questa stagione
e l’altra che ho intravisto dentro la luce di un tramonto.
C’è una realtà che conosco bene: stare da soli può uccidere;
può lasciarti svuotato come una buccia che si sostiene per caso
finchè un colpo di vento più forte la fa cadere e ne mostra
tutta l’intrinseca debolezza.

122 – Assenze e ritorni

Sembro non aver pace:
ho lasciato decine di tracce e di resti in rete in tutti questi anni.
Penso spesso che è impossibile commentare ciò che scrivo,
mi domando quindi quale senso possa avere farlo
in un contesto in cui l’interloquio è fondamentale.
Qui scrivo solo per me, mi dico e un po’ mento,
scrivo per lasciare un segno alle spalle dei miei giorni:
non riesco a pensare a dei possibili commenti mentre lo faccio.
Vi sono dei moti dell’animo che non hanno alcun senso comune,
alcuna giustificazione e che, tuttavia, si palesano senza ritegno.
E’ questo il motivo dei miei ritorni e delle mie assenze.

121 – Non piacersi più

Queste pagine sono il mio specchio, riflettono un uomo che non si piace più
a sufficienza
ma non può rinnegare se stesso.
Il blog è una parte di me che non riesco più a far crescere come vorrei
e che non mi aiuta più nell’interloquire
con quelli di voi che stimo di più.
Il blog vi dice alcune cose,importanti non lo nego, ma non le dice tutte.
Sono un vecchio borghese meridionale aristocratico e demodè quanto basta per restare così:
sospeso.

120 – Un vizio antico

Battere queste righe è un vizio antico da cui non so liberarmi.
Lo farò per te qui perchè l’armonia risponde a se stessa
in un silenzio perfetto.
La querula dimensione del commento e del rimando ad esso perpetua un rituale che rende risibile anche un’intuizione corretta,
soltanto uno spirito elevato può arrischiarsi a tentarlo:
nascere è umano, perseverare è diabolico.
Pare che io lo sia diventato
ma l’eternità esiste e non è poi così sicuro che essa sia
una liberazione
o un fatto positivo;
spesso appare ai miei occhi come un ripetersi ironico dei medesimi atteggiamenti mentali.