111 La pace inutile

Placarmi oggi mi lascia stanco e svuotato. Mi fa essere un sasso lasciato cadere dentro l’acqua ferma di uno stagno:
un peso che trascina con sè, sul fondo, tutte le grida e gli insulti,
le inimicizie e le delusioni.
Oggi questa pace mi annulla e mi delude,
oggi raccoglie i miei anni precedenti e li porta davanti
al tribunale della vita
e lì la sentenza è già scritta.
Placarmi o no mi lascia inutile.

109 – Frutti proibiti

Oggi il sole è chiaro,
un’armonia perfetta che monda il paesaggio da ogni imperfezione
e io sono un uomo fortunato, non allegro né soddisfatto,
ma cosciente della sua vita questo sì.
Non è poco.
L’unico rimprovero che mi faccio è che dovrei stare più attento quando dico o penso certe cose:
i mai, i per sempre non sono materiale da maneggiare
con disinvoltura alla mia età. Si tratta di frutti proibiti.
Per me sono stati l’anticamera dell’impotenza, monoliti eretti nelle praterie della mia vita.
Per quanto mi sia allontanato, nonostante l’infinità di stagioni trascorse,
infine mi ritrovo sempre di fronte ad essi:
o sono la verità assoluta o il vicolo cieco in cui mi sono cacciato da ragazzo,
e il demone ride.

108 – Un momento

Lo sappiamo entrambi che non c’è bontà nell’amore,
che non c’è pace,
oppure siamo noi che non abbiamo trovato altre vie alternative
ad un principio assoluto e beffardo che ci insulta ogni giorno.
Mentre ti allontanavi pensai che era un atto ,
un momento della nostra vita,
che avremmo avuto altre occasioni.
Eri assolutamente bella, assolutamente lontana, assolutamente sola; totalmente tua.
Il demone era ancora vivo.

107 – La Casa al Plemmirio

Giro intorno lo sguardo verso il Plemmirio punteggiato di case
per ricordarne una, situata un po’ più in là,
sul deserto di pietre aspre del Capo con il faro.
La casa c’è ancora, occhi azzurri, ma non ci appartiene più
perché, violentata dagli anni, non sente le nostre voci né quelle degli amici di allora.
Adesso solo il vento salmastro del mare l’accarezza,
col sentimento un po’ esclusivo di chi non ammette altre condivisioni affettive
se non quelle del mirto e degli olivastri selvatici.

106 – Il principio di Archimede

Il sole, tiepido quanto basta, mi scalda il viso:
ho voglia di caffè e placida tenerezza.
E’ bellissimo muoversi mollemente con gesti risaputi e familiari:
una solare intimità dei luoghi che si riflette dentro il mio spirito.
Galleggio con naturalezza…
per il principio d’Archimede evidentemente possiedo un peso specifico inferiore
ai pensieri nei quali sono immerso.
Lo stare bene assoluto.

105 – La nostra ombra

Non siamo noi è il mondo che si agita per la nostra assenza,
adesso abbiamo riempito il vuoto ma lui ci aspetta
negli altri amori,
quelli riusciti male, non amati, sciupati.
Non siamo noi,
troppo leggeri e perfetti per far vela al vento che sale dal mare.
Non siamo noi, la nostra ombra si aggira ancora qua
mentre andiamo via.