151 – Un extra

Io mi conosco, so dove arrivo e dove mi blocco,
conosco perfettamente le ragioni delle mie sconfitte,
per questo ho ipertrofizzato le mie capacità di sogno e immaginazione:
è una chance in più,
un extra con cui allungo la mia vita.
E’ il mio modo di scrivere asimmetrico dal mio modo di vivere

150 – Il 1968 in biblioteca

Era il 1968 avevo 16 anni ed ero figlio di emigranti colti del sud,
leggevo almeno 5 volte di più dei miei coetanei milanesi e, soprattutto,
leggevo in modo diverso.
La mia biblioteca era piena di classici italiani, francesi, inglesi,
era anche zeppa delle edizioni tradotte di ciò che arrivava da oltre oceano.

149 – La scrittura virtuale e altro

Io all’inizio non mi sono posto tanti problemi:
uscire dal cammino solitario che mi è stato sempre caro
e raccontare anche agli altri lo spirito che mi muoveva,
questo fu all’inizio l’impulso vero e profondo.
Credo che si capisse facilmente che mi muoveva una componente di liberatorio narcisismo
unita ad una più che concreta coscienza(?!) certezza(?!), speranza(?!)
d’aver qualcosa da dire.
Scrivere è dipanare, dirsi, capirsi, toccare l’essenza
e gioire di una verità luminosa e istantanea.
Lo penso ancora, il vero problema è trasmettere la luce, non svilirla,
non addomesticarla tanto da cambiarne il vero profumo
e per ottenere tutto questo bisogna avere il coraggio di restare soli.
Sono i commenti, il loro spirito, le altre vite e i loro inevitabili compromessi, sono gli altri bloggers
la vita e la morte assieme di ciò che scriviamo.

148 – L’amore in campo lungo

Io quando dopo altre vite sono tornato al campo lungo
e ho lasciato da parte lo zoom
ho visto un’altra immagine:
ho visto che l’amore comunque mi sorrideva bellissimo e ingiusto nella sua dimensione aliena al tempo e alle mode.
In campo lungo l’amore non finisce mai,
è come se ci fosse sempre stato ed io nuoto dentro il mare in cui mi tuffai tanto tempo fa
cosciente che vi annegherò, consapevole, dentro.

146 – Per Hanna Musil

Non ti ho mai incontrato, non ti ho mai guardato lo sguardo,
non una carezza;
lo stesso tu per me.
Abbiamo fatto l’amore in altro modo
e pensavo di lasciarti Didone nel tuo anfiteatro di pietra
in riva al mare,
in linea col canovaccio maschile dello scorso millennio.
Non ci sono riuscito: per altre strade il senso
e il profumo della vita
mi hanno raggiunto sotto forma di versi.