Un’illusione

L’Italia che avevo sognato sta morendo definitivamente
in questi giorni:
l’azione congiunta della totale mancanza di stile ed etica,
di cultura e buon senso,
di solidarietà sociale e serietà personale da parte di tutti
i rappresentanti istituzionali senza anima nè idee
ha dato a questo paese il colpo definitivo.
Centocinquantanni di inutile fatica, altro che anniversario dell’Italia unita.
Amavo il tricolore, da siciliano l’ho amato e sono stato educato
ad amarlo,
in famiglia ci sono uomini che sono morti per quell’idea.
Ho amato un’illusione, abortita storicamente alla nascita
e lasciata a marcire in questi ultimi decenni di leghe
e internazionalismi da barzelletta.

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Tragitti

In Sicilia ho capito alcune cose importanti
e altre le ho definitivamente eliminate dal mio bagaglio esistenziale.
Le idee e le sensazioni cresciute con me negli anni dell’adolescenza
in sella ai pedali di una bicicletta tra i filari di pioppi della bassa padana
sono diventate forti e chiare dopo aver riattraversato lo stretto.

Esattamente così

Non posso scrivere diversamente da come scrivo, sono così;
l’amore e la passione di cui parlo non sono forse anche vostri?
Perchè vi destabilizza pensarlo?
Per secoli l’uomo ha parlato d’amore e scritto d’amore e imprecato contro l’amore e i suoi poeti.
Ma l’amore anche quello immaginato sussurrato fotografato descritto e bloggato
è un sentiero difficile e pericoloso da percorrere.
Perchè l’amore, fuori da noi, è sempre discutibile e osceno
nasce come una magia intatta e subito dopo,
a contatto col mondo,
si ossida in una maschera volgare.
Alcuni mi hanno invitato ad essere più tollerante tout court
e a provarci ancora;
io dico ricominciamo in un altro post, ho ancora alcune confessioni strabilianti da fare
e sono un uomo che nasconde la sua tenerezza per non farsi troppo male.

Un dilemma irrisolvibile

Il fatto che io senta con chiarezza che ciò che scrivo si perda per strada appena lo batto sulla tastiera non è un vezzo da piacione del cavolo: io sento che è così. Arriva poco dell’universo che mi gira dentro e, in genere, solo la parte più scomoda e conflittuale.
Per dirla in altro modo, arriva solo la mia componente snob, critica, quella che mi fa apparire un arrogante ante litteram arrivato non si sa come in un ambiente di gente tranquilla e “normale”.
Se fosse diversamente la blogosfera, me compreso, sarebbe un eden salvifico in cui ognuno potrebbe liberarsi e migliorare.

Polvere

Un nuovo capitolo
e ritorno in cammino, molte cose mi sembrano secondarie,
forse inutili.
Non incidono, non cambiano, fra un po’ di tempo saranno posate
su qualche scaffale della mia vita ed io, passandoci davanti,
le guarderò e le rigirerò fra le mani come testimonianze di deja vu
pieni di polvere.

Ho scelto sono

BLOG.
Un mondo fatto di parole, qualche immagine e della musica,
aria… aria e immaginazione.
Io posso metterci qualunque cosa dentro, anche quello
che chi scrive non si è mai sognato di dire…
e questa è una cosa terribile.
E’ l’aria, la mancanza di identità che ci fa volare via,
ci svena, ci esalta, ci stupra ci inganna e ci affascina.
Qualcuno invoca i doppi sensi, perchè non i tripli o i quadrupli dico io? Proviamo a ritornare elementari.
Minimi.
O ci fidiamo di quello che siamo e non rivendichiamo sovrastrutture
che non ci servono,
oppure muoviamoci circospetti come una belva assediata dai cacciatori.
Ho fatto la belva per qualche tempo e sono pieno di cicatrici,
però mi fido del mio intuito:
c’è del marcio in Danimarca ma non bisogna prendersi troppo sul serio,
sono in pochi a saper recitare il monologo “essere o non essere”.
Io per esempio mi sono stancato: ho scelto sono
e chi s’è visto s’è visto.