Palermo, le mura delle cattive

La mia città che digerisce tutto e non si può comprare a nessun prezzo,

la mia maledetta lezione di storia, di principi e comparse,
di gloria e fine di tutto.
La mia città che fra poco sarà di nuovo sotto quel blu cobalto delle sere d’estate
che non hanno nulla di umano,
Palermo punteggiata da campanili, guglie moresche e ville liberty.
Palermo di Elvira Sellerio e di Totò Cuffaro,
Palermo fuori dall’Europa e dalla Padania,
Palermo che ricorda i ventiquattro dalla morte di Giovanni Falcone
e l’Italia, lo Stato Italiano che incredibilmente sopravvive ad una strage
che nessun paese civile avrebbe sopportato.
“Senza vedere la Sicilia, non ci si può fare un’idea dell’Italia. E’ in Sicilia che si trova
la chiave di tutto” ( W. GOETHE).
Un paradosso uno dei tanti,
un ‘idea di nazione che passa dagli antipodi di Milano e Torino
oppure la fine di quel sogno- menzogna unitario che scavalcò lo stretto
per tornare da dove era venuto.
Non so perchè ma non mi riesce mai di parlare di Palermo:
sono un siciliano del secolo scorso e come tutti i siciliani,
sono al tempo stesso dentro e fuori gli eventi, sempre in preda ad astratti furori e amori infiniti,
inquilino della Storia, pronto ad esserne sfrattato. U’ sapiti com’è no?

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Trapassati

Io leggo il prodotto di queste nuovissime generazioni in rete…
è mediocre.
La soluzione è essere giovani giovane Blogger
e usare solo la tua testa pulita, scrivere di quella,
confrontarsi alla velocità dei bytes e non chiudersi,
non chiedere aiuti pelosi ai vecchi marpioni ( come me),
ma aprire gli occhi ad un pianeta in cui abiterete voi soli perchè noi per fortuna saremo già trapassati.

Una brutta copia

Sono convinto che le soluzioni ci sono ma si trovano
sotto l’orizzonte e bisogna navigare.
Non sarà certo una generazione di giovani e sciocchi
depressi cronici a risolverli,
non sarà insomma la brutta copia della MIA generazione
che potrà sperare di restare a cavallo del mondo,
così.

Un controsenso continuo.

Trovare la propria strada,
sentirla dentro e non riuscire a percorrerla fuori: questa è stata la mia vita di blogger finora,
un controsenso continuo.
Non sarebbe cambiato nulla, credo, neanche in un contesto diverso, l’insoddisfazione o il disadattamento,
una conflittualità permanente distruttiva e rapace avrebbero avuto l’identico effetto fuori da questa tastiera
e da questo mondo di bites.

Plemmirio

Ho bisogno di lasciarmi andare al sogno, di crederci
e vivere delle sue immagini
sensuali e vere:
con esse si può volare, leggeri e bellissimi e si può planare
come uccelli marini
nella terra dei papiri che avvampano al sole del tramonto.
Mi accendo una sigaretta, tiro una boccata ed espiro lentamente:
il fumo è come il mio pensiero, mi esce dalla testa chiaro e limpido
che pare che neanche mi appartenga
e vola via lento come un uccello.
Questo luogo col suo leggero ronzio di acqua che scorre è senza dubbio il posto del canto e del volo,
dove l’acqua entra nella terra e si fa casa per gli uccelli,
dove il mare e il cielo sono una cosa sola.
Sognare qui costa pochissimo,
lo Jonio a due passi mi raccoglierà …e poi annegare o volare non importerà molto,
i palazzi della marina di Siracusa dall’altra parte del Plemmirio
cominciano a diventare d’oro e d’argento
mentre il sole scende nel mare.

Come se

Mascheriamo il niente e lo trucchiamo da primo attore,
il resto della compagnia l’abbiamo licenziata.
Io scrivo come se tutti i miei fantasmi avessero vita vera,
le maschere che porto mi illudo di averle costruite io:
ho una password, una tastiera e il sipario si è già alzato.
Scrivo “come se”, vivo allo stesso modo.

Da soli

Da soli il fluire ha un sapore particolare, diverso credo:
da soli si pensa con più attenzione
e molte cose improvvisamente appaiono diverse.
Così diverse da sembrare nuove….o troppo vecchie.
Vale anche per questa casa sull’acqua. Vale anche per voi che credete di sfuggire alla relatività della vita . Vale anche per tutti coloro che mi hanno frantumato le scatole in questi anni
Vale per ogni parola inutile lasciata a marcire sull’acqua del web.
Vale per ogni sacrosanta verità che ci affanniamo a negare
per idiozia congenita e reiterata.