Oriana

Una donna occidentale non può in alcun modo favorire il diffondersi
della cultura islamica sulla sua terra
ma può benissimo criticare aspramente i libri della Fallaci.
Mi sembra un discorso di una chiarezza disarmante…
evidentemente mi sbaglio.

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Confini da stabilire

Da molto tempo soffro di confusione e indecisione sul confine
da dare ai miei territori,
apparentemente è un segno di senilità e di morte:
pur senza essere così drastico preferisco chiamarlo un segno di riflessione
e un richiamo alla pace dell’animo.
Ma di questo mondo e di questa rete, di queste dinamiche e dei secondi fini
che esse sottendono
sono francamente stufo:
se ridurre i territori significa guardare e parlare di ciò che si conosce bene allora io ho ridotto i territori.

In foto la spiaggia di Cavaddruzzu ( AG)

L’abisso

Il marasma grezzo e spinoso di questi anni negati alla verità
e dedicato invece alle bugie fanta commerciali di spread, ideologie,
insulti e strategie mondiali,
crollerà su se stesso.
Si rivelerà per ciò che veramente è: una fantastica e ridicola presa in giro. Saremo già morti o risuscitati, non importa,
saremo davanti all’abisso
che ci governa da sempre e con esso finalmente ci confronteremo.
Saranno l’amore, la poesia,
l’aria e l’acqua di cui siamo fatti
a sostenerci davanti al tribunale dei nostri giorni perenni,
e sarà bellissimo e giusto riconoscerci nel segno antico e profondo
della nostra vera essenza.

A Sud!

Sento che oggi davanti all’attacco continuo e perverso,
nella sua totale ignoranza,
verso una parte di questa penisola,
dire senza fronzoli nè giri di parole che
il Sud è parte fondamentale per il lavoro,
la cultura e la società dell’Italia è diventato indispensabile.
Che siano gli altri ad affannarsi in livorosi e sciocchi distinguo,
che siano altri a studiare e capire dove risiede il fascino assoluto di questa terra;
io lo so da sempre. Spero di continuare a raccontarlo qui.

In foto il teatro antico di Segesta  ( Sicilia Occidentale)

Il 1968 in biblioteca

Era il 1968 avevo 16 anni ed ero figlio di emigranti colti del sud,
leggevo almeno 5 volte di più dei miei coetanei milanesi e, soprattutto,
leggevo in modo diverso.
La mia biblioteca era piena di classici italiani, francesi, inglesi,
era anche zeppa delle edizioni tradotte di ciò che arrivava da oltre oceano.

La scrittura virtuale e altro

Io all’inizio non mi sono posto tanti problemi:
uscire dal cammino solitario che mi è stato sempre caro
e raccontare anche agli altri lo spirito che mi muoveva,
questo fu all’inizio l’impulso vero e profondo.
Credo che si capisse facilmente che mi muoveva una componente di liberatorio narcisismo
unita ad una più che concreta coscienza(?!) certezza(?!), speranza(?!)
d’aver qualcosa da dire.
Scrivere è dipanare, dirsi, capirsi, toccare l’essenza
e gioire di una verità luminosa e istantanea.
Lo penso ancora, il vero problema è trasmettere la luce, non svilirla,
non addomesticarla tanto da cambiarne il vero profumo
e per ottenere tutto questo bisogna avere il coraggio di restare soli.
Sono i commenti, il loro spirito, le altre vite e i loro inevitabili compromessi, sono gli altri bloggers
la vita e la morte assieme di ciò che scriviamo.